Per iscrizioni e informazioni: presso tutti gli sportelli della Banca del Chianti Fiorentino
oppure tel: 055 8255222. E-mail: passignano@hotmail.com
VERSO UNA SPESA SOSTENIBILE
Impariamo a far meglio la spesa!
Venerdì 24 Aprile 2009 ore 16.45
Un percorso guidato tra le merci. Incontro nell’atrio della Coop di San Casciano Val di Pesa (viale Europa).
Venerdì 24 Aprile 2009 ore 18
Discussione con la partecipazione del Gruppo di Acquisto Solidale di San Casciano GASCHIANTI, coordina Sarah Montagu.
Presso la sala piccola dell’Auditoruium della BCF (Banca del Chianti Fiorentino) a San Casciano Val di Pesa.
Ingresso gratuito, non occorre iscrizione.
L’EVOLUZIONE DEI MAMMIFERI IN ITALIA
La diffusione delle specie moderne
Sabato 9 Maggio 2009 ore 15
Lezione guidata al Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze tenuta dal dott. Marco Rustioni. Ritrovo davanti al museo.
Ingresso € 3, occorre prenotare.
IL GIARDINO DEI SUONI
Imparare ad ascoltare e riconoscere le voci degli animali
Due lezioni tenute dal dott. Marco Lebboroni, naturalista
Giovedì 30 Aprile 2009 ore 18
La comunicazione sonora negli animali, significato e messaggio, guida all’ascolto con particolare riferimento agli uccelli.
Presso la sala dell’Auditorium della BCF (Banca del Chianti Fiorentino) a San Casciano Val di Pesa.
Sabato 9 Maggio 2009 ore 9
Uscita in campo, durata circa 3 ore: ascolto e riconoscimento dei suoni degli animali.
Gli incontri saranno attivati con un numero minimo di 10 partecipanti. Quota iscrizione € 25 a persona, occorre prenotare.
RICONOSCERE LE ERBE DI CAMPO
La raccolta e il riconoscimento delle piante spontanee
Lunedì 4 Maggio ore 18
Uso alimentare e ricette di erbe, di Brunella Riccardi.
Presso la sala dell’Auditorium della BCF (Banca del Chianti Fiorentino) a San Casciano Val di Pesa.
Domenica 10 Maggio ore 9/13
Una giornata in campo, per riconoscere le più comuni erbe commestibili e officinali. Brunella Riccardi e dott. Giuseppe Pandolfi.
Ritrovo presso il parcheggio della UNICOOP a Tavarnelle (via della Pace).
Quota d’iscrizione € 10 (bambini gratis)
La storia delle cose
La storia delle cose 2
La storia delle cose 3
Cementificio di Testi: ripristiniamo la verità
Troppe, davvero troppe, in merito alla vicenda Sacci, le falsità e le imprecisioni che stiamo leggendo e sentendo in questi giorni convulsi: in particolare respingiamo fermamente le accuse che ci rivolgono i dipendenti Sacci, accuse ingiustificate nei confronti di persone e di associazioni che da tempo sono impegnate sul territorio, senza alcun “interesse particolare”, ma con il solo obiettivo di dare un contributo per migliorare la vita di tutti, lavoratori compresi.
Riteniamo opportuno e necessario precisare alcuni dati:
1) Le associazioni ambientaliste non hanno mai chiesto la chiusura del cementificio. La nostra iniziativa si è sempre rivolta in difesa di interessi primari quali la tutela della salute e dell’ambiente. In tutte le occasioni abbiamo ribadito ai dipendenti Sacci che tali priorità dovevano coniugarsi con il diritto al lavoro, ed anzi che i lavoratori, tutelando il diritto alla salute e al rispetto del territorio, avrebbero difeso il proprio posto di lavoro, essendo quelle condizioni indispensabili per il mantenimento dell’attività del cementificio in questo territorio.
2) Le associazioni ambientaliste, consapevoli che l’attività di un qualsiasi cementificio è tra quelle più critiche in materia ambientale, hanno semplicemente chiesto da tempo agli enti preposti controlli rigorosi circa il rispetto dei limiti di legge in relazione ai diversi impatti ambientali; inoltre, proprio per le notevoli dimensioni dell’impianto e l’insistere dell’attività industriale ormai da molti decenni, consideriamo indispensabile una verifica complessiva delle conseguenze ambientali e sanitarie che possono essersi prodotte.
3) Riteniamo che i miglioramenti e gli adeguamenti tecnologici degli impianti che Sacci ad oggi ha messo in atto siano parziali e non certamente adeguati a ciò che la situazione richiede. Non dobbiamo pensare che Sacci faccia “regali”: sono le normative in materia ambientale, diventate più stringenti man mano che si conoscono maggiormente gli effetti negativi sulla salute e sull’ambiente, che obbligano l’azienda ad adeguarsi; lo stesso rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio rilasciata dalla Provincia di Firenze al cementificio nel dicembre 2007, è subordinata al rispetto di numerose prescrizioni, fra le quali l’adeguamento degli impianti alle migliori tecnologie secondo le direttive europee.
4) L’esposto che ha dato origine alla chiusura dello stabilimento è stato presentato da privati cittadini, residenti nelle vicinanze. Chiunque non rispetti una qualsiasi norma di legge, se ne deve assumere la responsabilità e le relative conseguenze.
Certo, se poi l’azienda per le sue inadempienze se la rifà con i lavoratori spedendoli a casa, si ripropongono vecchie logiche che pensavamo appartenere al passato: esigenze sacrosante di tutela del posto di lavoro, contrapposte alla tutela altrettanto sacrosanta dell’ambiente, di lavoro e non.
5) Riteniamo che chiedere alla dirigenza Sacci di rispettare la legge sia anche e soprattutto interesse di chi ci lavora. Oppure è forse pensabile reiterare l’inosservanza di norme di legge a tempo indeterminato? E allora, chiedere il rispetto dei limiti di legge non era e non è anche difendere il posto di lavoro???
6) La situazione complessiva dell’area di Testi è diventata per le associazioni ambientaliste una priorità e una criticità assoluta, nel momento in cui le Amministrazioni pubbliche (Provincia di Firenze e Comuni di Greve in Chianti e San Casciano V.Pesa) vi hanno previsto la realizzazione di una centrale turbogas e di un nuovo inceneritore di rifiuti. In un’area che riteniamo già preoccupante sotto l’aspetto ambientale per la presenza di uno stabilimento per sua natura altamente critico per l’impatto sul territorio, si prevede di andare a realizzare altri due impianti altamente inquinanti!!! Noi abbiamo detto NO a questa scelta e continueremo a dirlo in tutte le sedi e con tutta la nostre forza.
Se si vogliono realmente difendere i posti di lavoro si dovrebbero richiedere all’azienda impegni seri e tempi certi per l’aggiornamento tecnologico e la messa a norma dello stabilimento, alle amministrazioni sostegno e controllo affinché ciò si realizzi.
Riteniamo che il diritto al lavoro debba coesistere con la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini; noi ci impegneremo in questo senso e riteniamo che i lavoratori abbiano il dovere, e in questo caso anche la necessità, di fare altrettanto.
Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Chianti fiorentino:
Aiab Toscana - Asci Toscana - Comitato delle Sibille per la Tutela dell’Ambiente - Comitato “Passo per il Chianti” – Comitato di Uzzano Greve in Chianti - Foro Contadino – Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute - Forum Ambientalista Toscano - Italia Nostra - Legambiente circolo “Il Passignano” Tavarnelle/San Casciano V.P. - Legambiente circolo “Il Gallo Verde” Greve in Chianti - Mani Tese Firenze - Medicina Democratica - VAS Chianti fiorentino - WWF sezione Toscana
La Fondazione del Chianti Classico boccia la centrale a turbogas
La Fondazione prende posizione sulla costruzione della centrale a turbogas a Testi, nell’ambito del Polo dell’Energia che dovrebbe sorgere attorno al cementificio Sacci, con una sua nota...
Ambientalisti, guerra alla giunta “Fermate il piano strutturale”
LaRepubblica, Firenze, 3 febbraio 2009
Autore: Selvatici, Franca
A Firenze cattiva urbanistica e cattiva politica unite nella lotta contro l’ambiente, associazioni e comitati protestano. LaRepubblica, Firenze, 3 febbraio 2009
«Stop al piano strutturale. La giunta degli scandali urbanistici vorrebbe concludere il lavoro, accampando motivi di ordine economico e di occupazione. Impediamo loro di fare altri danni». Lo chiedono i Comitati dei cittadini di Firenze, che fanno parte della rete di Alberto Asor Rosa. Insieme con Italia Nostra, con il Comitato per la tutela paesaggistica del Galluzzo e con il Comitato ex Panificio Militare (Novoli e Rifredi), sollecitano la moratoria del piano strutturale fiorentino: che - accusano - prevede tre milioni di metri cubi di edificazioni in più (il 25% dei quali su nuovo suolo, il resto su aree dismesse, fra cui quelle ferroviarie), oltre all’enorme operazione speculativa di Castello, alla rinuncia al disegno pubblico della città grazie a una sorta di prelazione agli imprenditori privati attraverso l’istituto dell’avviso pubblico, alla manomissione delle colline.
«Il nuovo piano strutturale - spiega Maria Rita Signorini di Italia Nostra - introduce il nuovo concetto di collina urbana ed extraurbana. Molte aree collinari, sinora inedificabili, sono state incluse nell´abitato. Così fra il Galluzzo e San Gaggio, così anche Rocca Pilucco e la collina delle Romite, il che fa pensare che saranno inzeppate di funzioni. Addirittura il parco ottocentesco della Villa dei Grandi Invalidi è stato diviso in due, una parte lasciata a parco urbano, l’altra annessa ad abitato denso. È una cosa totalmente nuova, che fa rabbrividire»...
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VARIANTE LAIKA: chi vince e chi perde
Metropoli
Autore: Pandolfi, Beppe
Adesso che la multinazionale Hymer ha incassato il permesso di costruire, fermo rimanendo che verificheremo se esistono per noi le condizioni per impugnare l’atto, assistiamo alla chiusura di una vicenda durata oltre 8 anni; non essendovi più decisioni politiche e amministrative da prendere, quindi a giochi chiusi, vogliamo tentare qualche riflessione che non sia tacciata di partigianeria o faziosità.
Vogliamo domandarci chi ha vinto e chi ha perso in questa storia, dichiarando senza remore che sicuramente noi dei comitati e dei movimenti ambientalisti siamo tra i perdenti: forse era un risultato scontato vista la troppo grande sproporzione tra chi si opponeva (cittadini di movimenti e associazioni) e chi sosteneva questa operazione immobiliare, ossia quasi tutti i partiti (sia del centro sinistra sia del centro destra), i sindacati, la confindustria, una potente e ricca multinazionale, le amministrazioni comunali, provinciale e regionale. Speravamo di riuscire a convincere i decisori all’inizio con le argomentazioni razionali, poi con il movimento di opinione che abbiamo suscitato, poi nel 2004 abbiamo chiesto invano una consultazione popolare, infine per disperazione abbiamo confidato nelle aporie e contraddizioni degli atti andando alla giustizia amministrativa e ordinaria. Resta in noi la convinzione che quella scelta fosse sbagliata e che fosse giusto agire con tutti i mezzi a disposizione per tentare di impedirla; resta anche la nostra convinzione che sia politicamente ed eticamente inaccettabile amministrare il territorio con accordi extra-istituzionali tra politici e imprenditori per rendere edificabili terreni, pur se non esistono fatti penalmente rilevanti per la procura.
Diciamo sinceramente che ci aspettavamo di vedere almeno accolte le nostre proposte di riduzione delle volumetrie e di maggiori vincoli per l’azienda, prevedendo la condizione del mantenimento dei livelli occupazionali; ci ha stupito vedere il sindacato non far propria nemmeno questa ultima indicazione, che andava a favore di una maggiore tutela dei dipendenti Laika.
Crediamo che l’unico risultato che resta a noi di questa lunga vertenza sia la maggiore attenzione che forse l’amministrazione locale farà in futuro ad evitare operazioni di varianti ad hoc per singoli soggetti, e il monito che rimane ai partiti politici sul fatto che sul saccheggio del territorio vi sono molti cittadini (elettori) sensibili e attenti.
Ci sembra però che l’amministrazione comunale e i partiti della maggioranza siano pure essi tra i perdenti: avevano impostato la variante come una strategia per evitare controlli e lungaggini e dare risposte IMMEDIATE ad una richiesta che nasce nel 2000, e dopo nove anni e molte sofferenze, molto dispendio di energie e di soldi pubblici, portano a casa una operazione urbanistica che è stata disegnata sin nei minimi particolari dalla multinazionale Hymer.
Il Comune ha rimangiato tutte le sue prescrizioni e tutte le indicazioni iniziali tese a diminuire l’impatto dell’intervento e ha sottomesso l’interesse pubblico (la tutela del territorio e la difesa dell’ambiente e del paesaggio) ad un interesse puramente privato, sia pur legittimo, facendo equivalere di fatto l’utile imprenditoriale di un singolo ad un beneficio per l’intera comunità. Qualunque amministrazione comunale futura sarà debole verso questi signori ed in una possibile vertenza in caso di inadempienze alla convenzione stipulata i padroni della Hymer sanno che i politici locali subiranno tutto e di più, se minacciati con il ricatto occupazionale: lo dimostra il fatto che in barba a quanto dichiarato da sindaco e assessori l’operazione va avanti nonostante che i livelli occupazionali interni all’azienda (teoricamente vincolanti in convenzione) non siano per niente tutelati.
Tra i perdenti ci sentiamo di arruolare anche il sindacato e i lavoratori della azienda: intanto perché si sono prestati troppe volte a fare da testa d’ariete contro i movimenti locali, riducendosi ad un ruolo di semplici portavoce di interessi aziendali che mai come in questo caso sarebbero stati da tenere distinti dagli interessi reali dei lavoratori dipendenti. In secondo luogo perché hanno perso una occasione, che esisteva, di coniugare ambiente e lavoro in una unica vertenza agendo di concerto con le associazioni del territorio per chiedere, anni fa, una soluzione di localizzazione migliore e sostenibile attraverso un logico intervento in zone industriali esistenti e adeguatamente infrastrutturate: il capannone sarebbe già stato realizzato probabilmente da anni, con minore impatto sul territorio e magari consumando anche meno suolo.
I lavoratori hanno perso perché la messa in mobilità di 35 dipendenti, la Cassa Integrazione per diverse altre decine di loro, l’incentivo al licenziamento entro il 2009, la non riconferma dei 13 interinali del 2007, sono tutti segnali che la crisi del settore (prevista dagli analisti Hymer già nel 2006, e da noi denunciata nella totale sordità) c’è anche in LAIKA, e non ha nulla a che vedere con il capannone fatto o non fatto. D’altro canto, se Laika ricorre alla Cassa Integrazione, strumento di sostegno pubblico ad aziende in crisi, parrebbe lapalissiano che la difficoltà venga ammessa. I lavoratori Laika scopriranno a loro spese che era vero quanto la Hymer dichiarava nei suoi bilanci e noi denunciavamo da anni, e cioè che il nuovo capannone serve nella strategia aziendale a diminuire il costo del lavoro (leggi: altri esuberi) ed a valorizzare il patrimonio immobiliare di Tavarnelle per finanziare con quello la ristrutturazione. E se andasse molto male, nessuno li garantirà che l’impresa non si comporti come la proprietà Moscardini, smobilitando la produzione o riducendola al minimo dopo aver lucrato sull’affare immobiliare.
Infine, perde il territorio, perde la comunità, e l’entità dell’impatto ambientale purtroppo sarà evidente ai più solo dopo l’avvio dei lavori. Questa è la sconfitta di cui più ci amareggiamo.
Chi vince allora? Sicuramente la Hymer, che in un momento di grande crisi del settore investe in una operazione immobiliare che comunque vadano le cose accresce il patrimonio aziendale: terreni comprati a 23 euro al mq ora già ne valgono oltre 150, sicuramente Hymer andrà poi a batter cassa al comune di Tavarnelle per strappare qualche vantaggio sulla dismissione dei tre ettari di edifici di Sambuca, sempre usando il ricatto della occupazione.
Inoltre, questi signori hanno pure capito che in Italia la speculazione sul mattone rende più della produzione di beni, hanno visto che regole, norme e procedure qui tendono ad allentarsi quando fai balenare il miraggio di qualche investimento economico e hanno anche percepito che le amministrazioni locali sono succubi più che controparti in questo momento di crisi.
Auguriamoci allora tutti che questo della Variante LAIKA non diventi il modello della futura urbanistica chiantigiana.
Giuseppe Pandolfi circolo LEGAMBIENTE “Il Passignano”,
Maurizio Bacci WWF Firenze,
Claudio Greppi Italia Nostra Firenze,
Franco Bolognesi ASCTA
Stefano Mazzoni AMAT Montespertoli
Maurizio Mazzariol Foro Contadino
Stop al consumo di territorio
Segnaliamo che è nato a livello nazionale un coordinamento di Comuni (aderiscono alcune ammministrazioni comunali che hanno fatto PIANI REGOLATORI SENZA CRESCITA), associazioni e movimenti, Stop al consumo di territorio.
Questa rete ha lanciato una idea di MORATORIA ALLA ESPANSIONE DEI COMUNI, cioè la richiesta che i comuni italiani prima di prevedere nuove espansioni verifichino tutti i volumi inutilizzati sul loro territorio (immobili degradati, capannoni abbandonati, case vuote, etc.) puntando sul RECUPERO di tali edifici.
L’Italia è un paese meraviglioso.
Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio. Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata Seppellita sotto il cemento.
La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola! STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO!
Il coordinamento della Associazioni Ambientaliste del Chianti Fiorentino aderisce al movimento nazionale Stop al consumo di territorio e invita tutti a firmare la petizione.
Fermiamo il cemento!
Successo della campagna FERMIAMO IL CEMENTO: più di 500 cittadini di San Casciano hanno firmato ai banchini delle associazioni e dei comitati di San Casciano, 150 hanno firmato in rete LA PETIZIONE POPOLARE, una delle azioni della campagna “FERMIAMO IL CEMENTO”.
L’obiettivo della campagna era quello di sensibilizzare la cittadinanza e di premere sul consiglio comunale di San Casciano, che ha adottato un Piano Strutturale che rimette mano in peggio a quello precedentemente adottato nel 2004: vengono avallate le maggiori scelte di impatto sul territorio, quali la Variante LAIKA e la localizzazione di un INCENERITORE ai confini comunali, ed al contempo si acquisiscono le ingenti volumetrie residuate dal vecchio PRG.
Ma non solo: si prevede un incremento della popolazione residente di oltre 2000 abitanti (più del 10% degli attuali residenti, in calo demografico naturale tra l’altro) e si apre la possibilità con i futuri Regolamenti Urbanistici di attuare una colata di cemento sulle colline (6 ettari di SUL tra residuo e nuove previsioni, equivalenti a 6-800 nuovi appartamenti!).
Inoltre, si confermano decine di ettari di nuove espansioni delle zone produttive (30 ettari di superficie di capannoni se non verranno stralciate le vecchie previsioni di PRG!) in una situazione fragile e con tendenza in atto alla rilocalizzazione di attività e alla riconversione del produttivo in più redditizi volumi commerciali e residenziali.
Contro questo Piano che viene camuffato come “sostenibile” e “rispettoso dell’ambiente” le associazioni e i comitati locali hanno lanciato una campagna di informazione, di sensibilizzazione e di raccolta firme, sia con tavolini sia tramite firme elettronica.
Crediamo che le firme raccolte dai movimenti a San Casciano per chiedere MENO CONSUMO DI SUOLO, senza appoggio organizzativo di partiti, in una situazione di opposizione alle decisioni di una maggioranza che spesso sul mattone e sul cemento è TRASVERSALE (come ha dimostrato anche la discussione nelle commissioni consiliari), siano un ottimo risultato e testimonino del fatto che dietro alle spinte edificatorie più che la volontà diffusa stanno interessi di società immobiliari o appetiti speculativi.
Apprezziamo il fatto che questa campagna ha portato uno dei partiti che appoggiavano la maggioranza, Rifondazione Comunista, a ridiscutere sulle proprie posizioni aderendo alle nostre richieste di ridurre le previsioni di CRESCITA DELL’EDIFICAZIONE, e pagando il prezzo di una scissione interna proprio sull’appoggio al Piano Strutturale e alla cementificazione del territorio.
A livello nazionale è appena partita la campagna STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO che finalmente pone all’ordine del giorno questa tematica, in Toscana sollevata dalle molte vertenze della Rete dei comitati locali e dell’associazionismo ambientale: ci sentiamo in questo meno soli.
Siamo la dimostrazione che una alternativa alla cementificazione non è chiesta da ristrette élite, ma da molti di coloro che vivono e lavorano sul territorio.
Circolo LEGAMBIENTE “Il Passignano”, ASCTA Associazione per la tutela dell’Ambiente di San Casciano, AMAT Montespertoli, Mani Tese Firenze, Foro contadino, WWF Firenze, ITALIA NOSTRA Firenze
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